Bitcoin a 78.000$, Hormuz riaperto: la tesi della resilienza esposta su Il Tempo e Libero Quotidiano si conferma...
Le tesi sulla resilienza di Bitcoin e sul metodo 50/40/10 esposte sui due quotidiani trovano conferma: portafoglio eToro in attivo YTD e copiers già in profitto..
Gentile lettore,
quando venerdì sera, attorno alle 20:00, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato su X la riapertura completa dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale, il mercato ha reagito in modo netto.
Il petrolio WTI è crollato dell’11% in poche ore, seguito poi dal Brent che ha ceduto il 10,8%, tornando attorno agli 88 dollari al barile dopo settimane passate sopra i 100. Le Borse europee hanno chiuso in forte rialzo — Milano +1,9%, Francoforte +2%, Parigi +1,7% — con Piazza Affari che ha sfiorato i massimi dal top del 2000.
E Bitcoin, che nel corso dei mesi di febbraio e marzo era stato completamente dato per defunto “dai più?”. A farne le spese contro la tutt’altro che dipartita del king delle criptovalute, sono ancora una volta le “capre digitali”, esultanti a festa nel solito - squallido - teatrino sui vari social, nella loro speciale gara qualunquista al “teloavevodettoio che Bitcoin è morto, è bear market”.
Un bearmarket più market e molto meno bear, a giudicare la contrazione positivista dello scorso venerdì, dimostrando non solo di non avere encefalogramma piatto, ma di godere anche di discreto status di salute.
Il vecchio caro BTC qualche giorno fa è tornato ad assaporare quota *78.000 dollari, toccando un massimo intraday a $78.348 e liquidando oltre 650 milioni di dollari di posizioni short in ventiquattro ore. Prezzo poi tornato intorno a 76k circa nella mattinata di sabato.
“Lo Stretto di Hormuz è completamente aperto, operativo e pronto per il pieno transito” — Donald Trump, su Truth Social, 17 aprile 2026.
Nessuno poteva prevedere la data esatta. Non io, non i migliori analisti geopolitici, non i cronisti che ogni giorno raccontavano l’evoluzione del negoziato Washington-Teheran. Quello che invece si poteva — e si doveva — fare era argomentare una tesi strutturale su come i mercati avrebbero reagito quando la distensione fosse arrivata. Ed è esattamente quello che ho raccontato nelle ultime settimane su due delle testate più lette d’Italia.
Cosa ho argomentato su Il Tempo e Libero Quotidiano
Partiamo dal fatto più recente. Il 16 aprile, a poche ore dalla svolta diplomatica, Libero Quotidiano mi ha chiesto di fornire un’analisi sull’impatto concreto della crisi iraniana sulle famiglie italiane: fino a 1.000 euro all’anno di rincari tra benzina, bollette, mutui e carrello della spesa. Il tema centrale non era però il conto dei danni — quello lo vedono tutti — ma come proteggere il patrimonio in un contesto dove l’inflazione al 2% e i conti correnti che rendono lo 0,1% producono una perdita reale di potere d’acquisto vicina al 2% annuo. In cinque anni, sono circa il 10% erosi silenziosamente.
La mia risposta, affidata alle pagine di Libero, era chiara: diversificazione consapevole. Oro, BTP a lunga scadenza, Bitcoin — ognuno con il proprio ruolo, ognuno con i propri cicli. È il principio che applico da anni con il metodo 50/40/10 sul mio portafoglio pubblico eToro: 50% azioni, 40% ETF, 10% crypto. Niente scommesse, niente market timing eroico. Solo allocazione strutturata e disciplinata.
E pochi giorni prima, il 9 aprile, era stato Il Tempo a chiedermi una lettura sulla “tempesta perfetta” che il 2026 stava disegnando: petrolio sopra i 100 dollari, Borse in altalena, oro che aveva superato i 4.700 dollari l’oncia, e un Bitcoin che — nonostante il blocco di Hormuz, i missili sulle raffinerie iraniane e mesi di drawdown — stava tenendo l’area dei 67.000 dollari.
In quell’intervento ho argomentato una tesi che oggi, a distanza di pochi giorni, ha trovato conferma: la maturazione dell’ecosistema crypto non si misura più solo dalla volatilità del prezzo, ma dalla profondità dell’infrastruttura che lo sostiene — ETF regolamentati, custodia istituzionale, framework normativi come il MiCA europeo, tokenizzazione degli asset reali. Quando un asset tiene il supporto in area 60.000-67.000 dollari mentre chiudono lo Stretto di Hormuz, mentre l’oro fa +40% e poi si sgonfia, quella tenuta ha un significato strutturale che nessuna bull run avrebbe potuto dimostrare.
Venerdì sera, con Bitcoin a 78.000 dollari e il petrolio a 83, la tesi della resilienza strutturale è diventata numero. Non perché io avessi “indovinato” il giorno della riapertura di Hormuz — non l’ho mai scritto, né lo scriverei mai — ma perché il metodo e la diversificazione hanno fatto il loro lavoro, come era ragionevole aspettarsi.
Il portafoglio pubblico eToro ha chiuso il 2026 in attivo (finora)
E adesso arriviamo al punto che mi sta più a cuore. Perché i riconoscimenti delle testate sono importanti — e ringrazio sia Libero Quotidiano che Il Tempo per la fiducia accordata — ma il metro di giudizio vero, per un Popular Investor PRO Champion su eToro, sono i numeri del portafoglio pubblico. Quello che ogni utente della piattaforma, copiator o semplice curioso, può verificare in ogni momento sul mio profilo @tradingonlinecom.
E quei numeri, nel 2026 più duro che la mia generazione di investitori abbia vissuto, parlano un dialetto piuttosto comprensibile:
Gennaio 2026: +2,50%
Febbraio 2026: 0%
Marzo 2026: -4,93%
Aprile 2026 (parziale): +11,03%
YTD (year-to-date): +8,20%
Per mettere in prospettiva: Bitcoin ha chiuso Q1 2026 con circa il -21% da inizio anno. Il Nasdaq ha oscillato in un range brutale. L’oro — il bene rifugio per eccellenza — ha fatto la correzione settimanale più marcata dal 1983 proprio a inizio marzo. E il mio portafoglio, con un profilo dichiaratamente diversificato tra azionario, ETF e crypto, ha chiuso il primo quadrimestre con un attivo a doppia cifra nel solo mese di aprile e un YTD sopra l’8%.
Non lo scrivo per vantarmi. Lo scrivo perché dietro quei numeri ci sono scelte tattiche precise e tracciabili operazione per operazione sul mio profilo eToro, e perché la differenza tra un portafoglio che regge e uno che si frantuma, in un anno come questo, non la fa il fiuto: la fa la disciplina del metodo.
I numeri non sono condivisi come vanity metrics, ma per il proof of truth, che tanto piace a Google e chi - per ovvie ragioni - mette i soldini nelle mie mani. Costoro hanno bisogno di vedere, di approfondire e di capire, e io sono qui - bagnato dalla mia dose innata di umiltà, nonostante nella vita abbia costruito “giusto un pelo” - a darne prova.
I numeri sono la risposta al nostro operato: sono giudice unico ed insindacabile, le chiacchiere le porta via il vento diceva qualcuno.
Poi è chiaro che nel breve termine questi possono anche risultare una discriminante quasi aleatoria, frutto di eventi, ma se questi maturano e trovano costanza aritmetica nel lungo periodo, credo non serva il parere di un luminare della statistica quantistica, per capire la bontà del risultato.
Come il metodo 50/40/10 ha lavorato: tre mosse concrete
Passiamo ora ad analizzare quali sono state le mosse salienti intervenute a portafoglio nell’ultimo periodo tali da permettere un discreto attivo nonostante la forte altalena dei mercati e la forte instabilità del sistema prezzi:
Mossa 1 — Scarico preventivo di oro e palladio (fine febbraio/inizio marzo)
Come avevo raccontato nel mio pezzo del 23 marzo su questo Substack, proprio durante la fase più acuta del conflitto Iran-USA ho preventivamente scaricato oltre l’80% della mia esposizione su oro e palladio. Una scelta che sembrava folle — “con la guerra l’oro vola” dicevano tutti — ma che si è rivelata corretta: il metallo giallo ha poi corretto pesantemente e il palladio lo ha seguito a ruota. Ho chiuso in profitto posizioni aperte da settimane in tempi non sospetti, ed ho evitato il drawdown che ha colpito chi è rimasto fedele alla narrativa mainstream.
Mossa 2 — Accumulazione costante su energetici e Bitcoin durante il crollo
Mentre i giornali gridavano al disastro, io facevo aggiuntivi. Sul comparto energetico — ETF, utility, nucleare civile, solare — ho progressivamente costruito un’esposizione che oggi mi permette di avere in portafoglio nomi come $ENEL.MI con un gain in corso di oltre il 20%, $BPE.MI (BPER Banca) anch’essa oltre il 20% di profitto, e una rotazione settoriale globale via $XDW0.DE (Xtrackers MSCI World Energy) che, pur essendo ora in leggero rosso, funziona come hedge strutturale.
Sul comparto Bitcoin — l’unica crypto che tengo sul 10% del portafoglio, come da metodo — la mossa più importante l’ho fatta nelle ultime settimane, quando BTC ha testato l’area 66.000-67.000 dollari. Due aggiuntivi consecutivi poco sopra i 66.400-66.500 dollari, che mi hanno permesso di portare il prezzo medio di carico a circa 68.000 dollari. Con Bitcoin a 78.000 come venerdì sera, quella decisione vale oggi un gain a doppia cifra su una posizione che, fino a una settimana fa, era sopra prezzo di carico solo di un pugno di punti.
Questa è la parte che i detrattori non capiscono mai: accumulare su un asset in cui credi, nel momento in cui tutti lo danno per morto, è il cuore dell’investimento di lungo periodo. Non è eroismo. È metodo.
Mossa 3 — Realizzo tattico venerdì sera, poche ore prima dell’annuncio di Hormuz
Qui arriva la parte che voglio raccontarti per trasparenza, perché credo che la trasparenza operativa sia quello che mi distingue dalla stragrande maggioranza dei “guru” italiani. Venerdì sera 17 aprile, tra le 21:58 e le 22:01, ho scaricato in profitto alcune posizioni energetiche che avevo accumulato settimane prima. Tra queste, Karoon Energy (KAR.ASX) su petrolifere australiane, EDP (Energias de Portugal) sull’utility portoghese, e un alleggerimento su Italgas sul comparto gas domestico.
Perché scaricare energetici proprio prima dell’annuncio di Hormuz? Va detto con onestà: non sapevo che l’annuncio sarebbe arrivato quella sera. Nessuno lo sapeva con certezza — e chi te lo racconta a posteriori come se lo avesse previsto al minuto, ti sta prendendo in giro. Quello che sapevo era che il mercato, nelle ultime sedute, aveva già iniziato a prezzare la probabilità crescente di una de-escalation, che i titoli energetici erano arrivati in prossimità dei target tecnici che avevo fissato, e che il metodo 50/40/10 dice una cosa chiara: quando la tesi si materializza, si porta il profitto a casa. Non si aspetta il massimo, non si fa market timing eroico. Si monetizza la tesi quando il mercato te lo consente.
Il risultato? Ho liberato liquidità che adesso sarà ruotata su comparti che potrebbero sovraperformare nella fase post-Hormuz — e intanto ho piazzato un ordine condizionato su JPMorgan ($JPM) per il mercato 24/5 (extended hours), pronto a eseguire sui prossimi livelli. Quando il mercato riparte, bisogna essere già posizionati, non correre dietro.
I miei copiers sono in attivo: e questa è la cosa che mi rende più orgoglioso
E qui arrivo alla parte che mi tocca davvero. Perché un conto è far bene i propri numeri. Un altro è quando chi ti ha scelto, chi ha messo capitale proprio sulla tua strategia, ottiene risultati anche dopo pochi mesi di copy.
Nei giorni scorsi ho ringraziato pubblicamente sulla bacheca eToro i miei ultimi copiatori arrivati. Gente che è entrata a copiarmi da 5-6 mesi — un orizzonte che, per una strategia dichiaratamente di lungo periodo come la mia, è la nebulosa più fitta: è esattamente la finestra in cui il mercato può ancora giocarti un brutto scherzo prima che la tesi strutturale si concretizzi.
Eppure, quasi tutti sono in attivo. Uno degli ultimi in copia ha portato a casa, a oggi, oltre il +12% di gain. E questo accade nel 2026, l’anno del conflitto Iran-USA, del petrolio a 100 dollari, dell’oro che ha fatto la correzione più brusca dagli anni ‘80, del Bitcoin che ha toccato minimi attorno ai 60.000 dollari.
Non è un caso. È il mio metodo 50/40/10 che fa il suo lavoro in modo estremamente egregio, e a confermarmelo sono anche i followers che ogni giorno mi lasciano messaggi positivi sotto ai miei post:
Quando le azioni scendono, gli ETF difensivi reggono
Quando l’oro crolla, Bitcoin spesso tiene (come sta succedendo in questi giorni)
Quando gli energetici corrono, il comparto amplifica il rendimento complessivo
Quando tutto va male, la diversificazione strutturata assorbe lo shock
Non serve indovinare il prossimo rally. Serve costruire un portafoglio che possa attraversare ogni stagione di mercato senza subire drawdown devastanti.
I pilastri del portafoglio attuale: cosa funziona, cosa è in rosso, e perché
Per i miei lettori più tecnici, voglio condividere una fotografia sintetica delle posizioni principali, ragionata solo in termini percentuali di capitalizzazione e gain (non parlo mai di numeri assoluti perché il controvalore non è rilevante per la strategia — lo è l’allocazione percentuale):
Top performer azionari:
$CLS (Celestica): cap ~2,5%, gain oltre il +45%
$GOOGL (Alphabet): cap ~4%, gain oltre il +41%
$IESC (IES Holdings): cap ~1,7%, gain vicino al +40%
$AMZN (Amazon): cap ~2,7%, gain +35%
$NFLX (Netflix): cap ~2,6%, gain quasi +30%
$ENEL.MI (Enel): cap ~3%, gain oltre +20%
$BPE.MI (BPER): cap ~1,9%, gain oltre +20%
$G.MI (Generali): cap ~1%, gain vicino al +15%
$PST.MI (Poste Italiane): cap ~2,6%, gain oltre +13%
$NVDA (NVIDIA): cap ~5,4%, gain oltre +12%
ETF core del 40%:
$IJPE.L (MSCI Japan hedged): gain oltre +11%
$IS3N.DE (MSCI Emerging Markets): gain oltre +13%
$SWDA.L (MSCI World): gain quasi +6%
$EUNA.DE (Global Aggregate Bond): gain vicino al +1% (è un bond ETF, fa il suo lavoro)
Posizioni in rosso che sto monitorando:
$SMR (NuScale Power, nucleare modulare): -21% circa
$JKS (JinkoSolar): -18% circa
$CYBR.L (Rize Cybersecurity): -17% circa
Perché tengo le posizioni in rosso? Perché il 50/40/10 non è un metodo da day trader. È un metodo di allocazione strutturale. Quando una posizione va sotto prezzo, se la tesi di fondo regge, si fa l’aggiuntivo, non si chiude nel panico. Ed è esattamente quello che sto facendo proprio in queste settimane su JKS, dove ho riacquistato a 22,07 per abbassare il prezzo medio.
Cosa mi aspetto nelle prossime settimane
Venerdì sera è stato un punto di svolta importante. Ma attenzione: la tregua tra Iran, Israele e Libano scade il 21 aprile, e Trump ha lasciato intendere che il blocco navale statunitense sulle navi iraniane resta pienamente in vigore fino alla chiusura definitiva del negoziato. Le fonti iraniane hanno già dichiarato che “rimangono divergenze importanti”.
Quello che monitoro con attenzione:
Volatilità residua elevata almeno per altre 2-3 settimane. Ogni titolo su Reuters o Ansa può far oscillare le Borse del 2-3% in singole sessioni.
Bitcoin in fase di consolidamento sopra i 75.000 dollari. Se regge questa area, il target tecnico di medio periodo torna 85.000-90.000 dollari entro l’estate. Se rompe al ribasso 72.000, possibile ritracciamento verso 68-70k dove ho il mio prezzo medio di carico (se tornasse sotto i 68k, farò ulteriori aumenti di cap).
Energetici in fase di rotazione. Chi si è mosso in queste settimane ha fatto i profitti. Adesso il mercato cerca i prossimi comparti da premiare: difesa, nucleare civile, infrastrutture, AI. E il sottoscritto a casa ha portato interessanti percentuali di gain da questi.
Banche centrali con margine che si apre. Se la distensione regge, c’è finalmente spazio per ragionare di tagli dei tassi nella seconda metà del 2026. Questo sarebbe il catalyst strutturale che al momento manca ai mercati. Personalmente rafforzerò il mio portafoglio cagion di questo (poi non dite che non ve lo avevo detto… )
Il messaggio “finale” che voglio lasciarti
Caro lettore, se sei arrivato fin qui ti chiedo di portare a casa una sola cosa da questo numero della newsletter.
Nei mercati, la differenza tra chi sopravvive e chi viene polverizzato non la fa la capacità di indovinare l’evento specifico. La fa il metodo.
Quando a febbraio sono arrivate le prime notizie sull’operazione Epic Fury e sulla chiusura dello Stretto di Hormuz, i titoli dei giornali erano apocalittici. “Scenario da incubo”, “stangata da 1.000 euro a famiglia”, “la guerra svuota i portafogli degli italiani”. E in larga parte era vero — il costo per le famiglie italiane è stato reale, concreto, misurato in benzina, bollette e spesa al supermercato. Su questo ho lavorato con i giornalisti di Libero proprio pochissimi giorni fa.
Ma chi aveva un portafoglio costruito con metodo, chi aveva diversificato consapevolmente tra azioni, ETF globali, obbligazioni investment-grade e una quota strategica in Bitcoin, quella stangata l’ha attutita. E in molti casi, l’ha trasformata in opportunità.
Nessuno ha la sfera di cristallo. Io non l’ho mai avuta, non l’avrò mai, e diffido di chiunque sostenga il contrario. Ma quello che un metodo disciplinato può fare è prepararti a cogliere i movimenti del mercato quando arrivano — nel bene e nel male. Venerdì sera è arrivato il bene. E il portafoglio era pronto.
Il 2026 non è finito. Ci sono ancora otto mesi davanti a noi, e nulla è garantito. Ma oggi, 18 aprile, mentre scrivo queste righe con il profumo della primavera milanese che entra dalla finestra, posso guardare in faccia i miei lettori, i miei copiatori, i colleghi di Libero Quotidiano e de Il Tempo, e dire una cosa semplice:
Il metodo funziona. I numeri parlano. E io, dopo 18 anni sui mercati, continuo a crederci — non per fede, ma per le evidenze che vedo ogni giorno sul terminale.
Calma, strategia e operatività. Come sempre!
Un saluto dal vostro affezionatissimo e arrivederci al prossimo lunedì di ispirazione…
Alessio Ippolito
📚 Letture consigliate per approfondire:
Passa sul mio sito personale & professionale, la cui nuova versione è stata pubblicata proprio nei giorni scorsi: Alessioippolito.com - Imprenditore digitale, giornalista finanziario e autore
Il mio ultimo pezzo sugli energetici, oro e metalli preziosi: “Corrono gli energetici, crolla oro e metalli preziosi”
L’intervista su Libero Quotidiano del 16 aprile: “Benzina, bollette e mutui: la guerra in Iran costa fino a 1.000 euro a famiglia”
La mia analisi su Il Tempo del 9 aprile: “Hormuz, petrolio a 100 dollari e Borse in altalena: gli asset che potrebbero uscire rafforzati dalla tempesta geopolitica”
Il mio profilo Popular Investor Pro su eToro: @tradingonlinecom





