GIÙ LE MANI DA BITCOIN, CAPRE !
Quando il mainstream generalista sbaglia su Bitcoin da 15 anni: storia di una disinformazione sistemica che si ripete identica ogni crollo. BASTA!
“Vengnino signori venghino, il teatrino è appena cominciato”
ZAGAROLO (RM) - Gentile lettore, sai cosa hanno in comune le autorevoli penne dei vari Riccardo Luna, N. Borzi, Luca Ciarrocca e non ultimo quella di Marcello Gualtieri (solo per citarne alcuni, s'intende, ndr)?
Non lo sai? Ti rispondo io: hanno partorito le più “note articolesse” venute agli onori della cronaca nel settore crypto, purtroppo però in modo negativo. Macchè dico: non soltanto negativo, ma infamante, blasfemo, superficiale e disinformativo.
Leggendo più e più volte il tenore contenutistico di questi articoli mi balza agli occhi un comun denominatore: appare evidente come costoro non abbiano mai studiato ed approfondito Bitcoin a tal punto da poterne parlare in modo obiettivo, razionale e con rigore deontologico.
Mi perdoneranno costoro, ma voglio dirlo: “sembra quasi” come se gli facesse comodo parlare di Bitcoin in modo assai superficiale, in termini spesso legati alle mere performance di prezzo, con un pattern sempre definito : in fasi di mercato favorevoli alle loro logiche negativiste. Sarà un caso?
Per carità, posso capire tutto: comprendo che siano giornalisti generalisti del mainstream, notoriamente non estremamente verticali e tecnici in merito a tali argomenti, sicuramente molto più bravi in altro rispetto al sottoscritto, ma la razionalità scientifica impone maggior rigore d'apprendimento e obiettività, cercando di non farsi trasportare dell'emotività.
Doverosa premessa: personalmente non nutro dissapore nei confronti di questi giornalisti per i quali tra l'altro conservo una certa stima per la loro indiscussa carriera professionale e con i quali mi trovo spesso anche d'accordo su altri temi.
Faccio un esempio di una banalità disarmante solo per farti capire bene ciò che intendo: come è noto sono un tifoso della Roma, non un simpatizzante, ma uno scatenato tifoso. Non riuscirei mai a fare giornalismo calcistico in modo obiettivo, razionale e in modo professionale. La mia fede calcistica potrebbe prevaricare sul mero fatto oggettivo. E non è una questione di esser professionista oppure no, siamo anche esseri umani, con passioni, emozioni, sentimenti e sensazioni.
Ti sto facendo questo discorso in quanto trovo, tra le righe, su tutti questi contenuti infamanti nei confronti di Bitcoin, un risentimento personale verso questo settore che va ben al di là dal fatto oggettivo. Bitcoin perde valore così come fan tutti gli assets quotati in borsa e sono certo che questo i nostri amici giornalisti lo sappiano.
Spesso mischiano discorsi di eccessiva volatilità come se fosse sinonimo di “truffa”, forse non consci del fatto che anche il gold, il silver e le stocks sono spesso protagoniste di simili performance, specie nell'ultimo periodo. Da gestore di portafoglio da oltre 3mln di euro, nonchè Popular Investor eToro, posso fornire un assist a costoro: iniziate a parlare di Bitcoin come asset di rischio, invitando i vostri milioni di lettori a valutarne il risk level, predisponendo quest'asset in una % congrua al profilo di rischio dell'investitore all'interno del portafoglio d'investimento. Sapete perchè? Evitereste queste figure di m**** di pubblico dominio e inizieremmo a far cambiare idea a chi addita il mainstream italiano come di basso grado culturale.
Basti pensare cosa invece accade in US quando anche i generalisti parlano di Bitcoin in termini istituzionali.
Sicuramente cosi facendo educhereste anche ad un approccio più ponderato e conservativo rispetto alla propensione al rischio.
Sono stufo
Sono stufo di titoli clickbait indegni della carta su cui sono stampati. Di articoli che ogni volta che Bitcoin corregge - e Bitcoin corregge ciclicamente dal 2009 - escono identici, come se avessero un template Word salvato sul desktop pronto all'uso.
Come giornalista iscritto all'Ordine e come direttore della prima testata crypto italiana registrata al tribunale, non posso più stare zitto. Non davanti all'ennesima ondata di disinformazione che danneggia i lettori, svilisce la professione e tradisce il dovere di cronaca.
Il pattern che si ripete da oltre 10 anni
Facciamo un gioco. Prendiamo un qualsiasi crollo di Bitcoin degli ultimi 10 anni circa. Uno a caso. 2018, 2020, 2022, 2026. Indovina cosa succede SEMPRE?
Bitcoin corregge del 30-50% (cosa normalissima per un asset volatile)
Giornali generalisti escono con titoli tipo:
"Bitcoin è morto"
"È finita la sbornia delle crypto"
"Trappola per polli/allocchi/gonzi"
"I crypto-fenomeni si prendono un -50% sul groppone"
Gli stessi giornalisti che non hanno MAI scritto un articolo quando BTC faceva +200%, +300%, +500%
Bitcoin rimbalza nei mesi successivi
Silenzio assoluto. Nessuno torna a scrivere "ops, ci siamo sbagliati"
Ripeti questo copione ogni 2-3 anni da 15 anni. Hai il giornalismo mainstream italiano su Bitcoin.
Le ultime due articolesse premianti….
Italia Oggi qualche giorno fa ha esordito così: "Il bitcoin è solo una trappola per allocchi"
Partiamo dall'ultimo in ordine temporale. Un agguerritissimo Marcello Gualtieri che, sulle pagine di Italia Oggi, in un articolo nella rubrica "Opinioni" definisce Bitcoin - cito testualmente - "una trappola per allocchi".
L'articolo inizia così: "La lettrice definisce 'messinscena mediatica' i commenti sull'andamento del Bitcoin". E poi continua con una serie di affermazioni che dimostrano una comprensione di Bitcoin pari a quella che io ho della fisica quantistica: zero.
Le perle di saggezza del signor Gualtieri:
• "Il Bitcoin ha perso in quattro mesi oltre il 40% del suo valore" - Vero, è un asset volatile. Continua?
• "Si tratterebbe del 'respiro naturale del Bitcoin' il 'ciclo che si verifica ogni anni' in occasione del 'dimezzamento dell'emissione di nuovi Bitcoin' a cui segue una 'esplosione parabolica dei prezzi che culmina dopo circa 12-18 mesi'" - Ah, quindi conosce i cicli? Bene.
• E poi conclude con: "Gli ignoranti raccontano una bugia (la morte del Bitcoin) che la storia provvederà a smentire"
Aspetta. Quindi lui SA che Bitcoin segue cicli. SA che dopo ogni correzione rimbalza. SA che 'la storia smentirà' chi lo dà per morto. E poi...
...conclude che Bitcoin è "solo un numero registrato da uno sconosciuto su un computer. Una trappola per allocchi. Attendo smentite."
Caro Marcello, la smentita te la do io con estremo piacere:
Bitcoin non è "un numero su un computer": fin troppo semplice nonché dispregiativo menzionare btc in questi termini eh? Tra l'altro qualsivoglia azione intrapresa digitalmente - anche la sua stessa articlessa digitale, pensi- si basa sull'esezione di una serie di numeri binari, funziona così il linguaggio “dell'internet” che lei stesso utilizza, anche per disprezzare lo stesso Bitcoin in questi termini.
Bitcoin è invece giusto un pelo più complesso: si tratta di un protocollo matematico open source gestito da migliaia di nodi distribuiti globalmente, indipendente e totalmente decentralizzato. È la prima forma di denaro digitale realmente scarso, non stampabile ad cazzum (a differenza dei nostri amatissimi euro o dollari, ndr), non censurabile e governato da un ente centrale a proprio piacimento. È la prima volta nella storia del genere umano che abbiamo la possibilità di poter usufruire di uno strumento di pagamento in questi termink
E scusatemi se è poco. In questa sede tralascerò poi tutti i vari discorsi di “adozione istituzionale” che riguardano Bitcoin (riserve di Stato, riserva presso multinazionali, ETF, fondi etc) perchè ti basta googlare un pochino per trovare tutto, così come ti basta fare un salto sulla nostra Criptovaluta.it, dove quotidianamente ti raccontiamo BTC sia in termini di analisi che di progressi.
Qui voglio concentrarmi più sulle mie riflessioni.
Vedi caro giornalista del mainstream, se definisci BTC come trappola per xxxxx (dove xxxx va sostituito a discrezione del lettore con una razza animale dotata di piccolo cervello, secondo questi pozzi di scienza), allora xxxxx sei tu. E lo sei doppiamente perché AMMETTI di conoscere i cicli ma scegli di ignorarli per un titolo clickbait.
Se io sono un allocco o un pollo, allora tu sei una capra della peggior specie. Una capra incapace di informarsi adeguatamente, fingendo di non vedere la realtà dei fatti, che va ben al di là rispetto alla storia dei prezzi.
Passiamo a IlFattoQuotidiano, già noto alle cronache denoantri per averci definito polli un anno e mezzo fa circa, per mezzo della penna dell'illustre giornalista N.Borsi (che tra l'altro stimo da sempre,ndr)
Stavolta arriva un altro giornalista con questa massima: "Bitcoin dimezzato: per i crypto-fenomeni un rinfrescante -50% sul groppone".
14 febbraio 2026. Luca Ciarrocca su Il Fatto Quotidiano scrive un articolo con questo titolo. Lasciamo stare il tono da osteria ("crypto-fenomeni", "sul groppone") che è già indegno di un giornale che si definisce serio.
Il problema non è l'opinione negativa su Bitcoin. Ognuno è liberissimo di pensare che Bitcoin sia una bolla, una truffa, o quello che vuole. Il problema è QUANDO e COME esprimi questa opinione.
Caro Luca, dove eri quando Bitcoin è passato da $15k a $126k? Dove erano i tuoi articoli quando gli investitori che avevano comprato nel 2022 stavano facendo +700%? Dove era Il Fatto Quotidiano quando gli ETF Bitcoin facevano miliardi di inflow?
Silenzio.
Ma soprattutto, esimio dott.re, visto che le piacciono molto i numeri, cosa mi sa dire delle performance de Ilfatto spa? Già perchè ai numeri posso osservare un -63%. Segua pertanto il grafico:
Mi attenderei altresì un suo contenuto del medesimo tenore, al fine di far prendere le distanze al piccolo investitore da questo genere di investimenti azzardati.
Le do la cosiddetta “mano giornalistica”, proponendole una tipologia di titoli che a lei piacciono davvero molto:
“Il Fatto più che dimezzato: per le capre, un rinfrescante -63% sul groppone’.
Ma solo Bitcoin fa “rumore”
Ma appena c'è un crollo di Btc, ecco l'articolo con il titolo sarcastico. Tempismo perfetto. Professionalità zero.
La Storia Si Ripete: I Casi Precedenti
Non sono casi isolati. È un pattern consolidato.
Riccardo Luna che scrive "È finita la sbornia delle criptovalute". Naturalmente in piena correzione. Naturalmente mai più aggiornato quando BTC rimbalza.
Gli articoli sugli ETF Bitcoin definiti "trappola per polli". Gli stessi ETF che oggi gestiscono più di $100 miliardi e sono approvati da SEC, la più severa authority finanziaria al mondo.
E potrei continuare per pagine. Ogni crollo, stesso copione. Ogni rimbalzo, stesso silenzio.
Perché è grave
Qualcuno dirà: "Alessio, sono opinioni. La libertà di stampa".
No. Questo non è giornalismo d'opinione. È disinformazione.
È grave almeno per tre ordini di motivo:
Danneggia i lettori
Un lettore medio che legge "Bitcoin è una trappola per allocchi" su Italia Oggi o Il Fatto Quotidiano non approfondisce. Si fida. Dopotutto sono "giornali seri". E magari perde l'opportunità di diversificare il proprio portafoglio con un asset che in 15 anni ha sovraperformato qualsiasi altro investimento tradizionale.
Svilisce la professione giornalistica
Io sono iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Ho studiato. Mi sono formato. Seguo un codice deontologico. E ogni volta che vedo questi articoli mi vergogno della categoria. Perché questo non è giornalismo. È clickbait travestito da analisi.
Tradisce il dovere di cronaca
Un giornalista ha il DOVERE di informare in modo completo, equilibrato, verificato. Se parli di Bitcoin OGGI a $67k, hai il dovere di dire che:
12 mesi fa quotava $45k (+49%)
24 mesi fa quotava $23k (+191%)
5 anni fa quotava $9k (+644%)
10 anni fa quotava $300 (+22.233%)
Ma questo non lo scrivono. Perché rovinerebbe il titolo clickbait.
La mia risposta
Prima di questa riflessione, la mia ormai nota indole impulsiva e il mio temperamento, non mi hanno fatto desistere nemmeno per un istante dal rispondere subito a costoro e l'ho fatto a poche ore di distanza dalla pubblicazione di queste massime, sui miei principali social professionali (Linkedin ed X).
Perché come direttore di Criptovaluta.it, come giornalista iscritto all'Ordine, come Popular Investor Champion su eToro con portfolio pubblico, ho la responsabilità di alzare la voce quando - a parer mio - si sta parlando di un qualcosa di tecnico in modo superficiale e per giunta disinformativo.
Non per difendere Bitcoin. Bitcoin non ha bisogno che io lo difenda, figuriamoci solo. Se BTC avesse bisogno di esser difeso da Alessio Ippolito - con tutto il rispetto che posso avere per me stesso - non sarebbe Bitcoin ed avrebbe già fallito.
Ha 15 anni di track record che parlano per lui.
Ma lo faccio per difendere l'informazione.
Trovate i miei post LinkedIn qui:
No al servilismo
Sai perchè rispondo a questi colossi dell'informazione nostrana andando anche contro i miei stessi interessi?
Perchè non me ne fott* un cazz* di essere parte del sistema, sebbene ad oggi la mia posizione mi indicherebbe di seguire quella via, sia in termini di ulteriore balzo professionale che, ancor più, in termini prettamente economici.
Non intendo in alcun modo essere servo di un sistema informativo che vuole farti raccontare un fatto che spesso si discosta dalla verità, solo perchè “a loro piace così e devi pertanto dire così”.
Ti sei mai domandato perchè dopo oltre 8 anni di onorata carriera professionale, la mia testata Criptovaluta.it, divenuta per distacco la più letta ed apprezzata in Italia, successo raggiunto grazie ad una costante ricerca, innovazione, miglioramento editoriale, pubblicazioni di esclusive, immediatezza, lotta alle fakenews, etc) sia molto più apprezzata dal mainstream d’oltreoceano che in Italia stessa?
Appare evidente come sia spesso citata su giornali istituzionali molto più noti dei giornali nostrani come non ultimi i vari Decrypt, TheBlock, in Europa Le Figarò, o la stessa Beincrypto, solo per citarne alcune.
La risposta te la do io: perchè siamo anticipatici, perchè non scendemmo a patti con gli amici degli amici, una micro-setta di fedelissimi uniti ed organizzati per farsi forza avvicendevolmente solo perchè - si sa - “il gruppo funziona meglio rispetto al singolo”, solita frase retrograda.
Ci han fatto terra bruciata intorn
Forse perchè non piace loro il nostro modo di agire e di raccontare le cose? La verità brucia e chi fa il suo senza scendere a compromessi e farsi soggiogare dalle “amicizie di convenienza”, non piace mai molto. E a noi ci va benissimo così… perchè Criptovaluta dot it, guidata dal sottoscritto, è un gruppo di persone che condividono gli stessi ideali, ancor prima di essere dei validi professionisti.
Ma è la caratteristica di noi grandi, quello che chiamano sintomo del successo: riprendo con piacere una affermazione del caro amico Francesco Gremese (bravissimo divulgatore crypto che vi invito a seguire tra l'altro e che lo trovi anche qui sul Substack, oltre che su Youtube) a margine del nostro evento a Lisbona (novembre 2025) disse: “Parla il fatto che ti hanno isolato alla sfida… la solitudine dei numeri primi.”
Sappiamo di non piacere agli addetti ai lavori, sappiamo anche di non essere particolarmente simpatici perchè non facciamo le risatine d'occorrenza solo per piacere ai più, ma sappiamo anche di piacere davvero molto ai milioni di italiani che ogni mese e da anni ci seguono con affetto. E in questo mondo il giudizio insindacabile è dettato dai numeri il resto sono chiacchiere da bar e “allecchinamenti tra fighe”.
Essere in 4 all'interno di casa propria a dirsi avvicendevolmente “quanto siamo belli, quanto siamo fighi” conta meno di zero, sappiatelo 😉
Essere poi quotidiana fonte di ispirazione per tutti i giornali che “attingono”, giornalisti che prendono spunto, influencer crypto che copiano e chi più ne ha più ne metta, vi assicuriamo che nutre a dismisura il nostro ego ed orgoglio, che ad oggi è già ai massimi storici ;)
Prima di passare alle conclusioni, voglio anche togliermi un sassolino dalle scarpe, riprendendo una affermazione di un giornalista che qualche anno fa era il nostro addetto stampa (da anni non ne abbiamo, va appunto contro i nostri ideali e dalle mie parole avrai capito anche il perchè) - tra l ‘ altro figlio di un notissimo giornalista romano di qualche decennio fa - che mi risposte cosi quando gli feci osservare che il mainstream ci copiava le notizie, senza citarci - essendo un servizio che pagavamo, gli chiesi di tutelare i ns interessi e far valere le nostre ragioni
Era il 2021.

Non mi dilungo oltre. Lascio a te le considerazioni. Penso ci sia già poco da dover aggiungere.
Il mio messaggio a margine
A Marcello Gualtieri, Luca Ciarrocca, Riccardo Luna e tutti gli altri che continueranno a scrivere "Bitcoin è morto" ogni volta che corregge:
Giù le mani da Bitcoin.
Capre !
Se non lo capite, studiate. Se non volete studiare, non scrivete. Se scrivete comunque, almeno abbiate la decenza di tornare a scrivere anche quando rimbalza. Abbiate la decenza di ammettere quando sbagliate. Abbiate la decenza professionale di fare il vostro lavoro con onestà intellettuale.
Perché Bitcoin continuerà a fare quello che ha sempre fatto: cicli di boom e bust, correzioni del 30-50-70%, rimbalzi del 200-500-1000%. È la sua natura volatile. È scritto nel protocollo. È prevedibile per chiunque lo studi seriamente.
E voi continuerete a scrivere gli stessi articoli clickbait. Perché evidentemente il giornalismo di qualità non porta click quanto un bel titolo sensazionalistico con gli appellativi della peggior specie, con una spiccata passione per il mondo animale.
Ma almeno sappiate che noi - i giornalisti verticali su questo settore, che hanno un background certificato e riscontrabile, che si sporcano le mani con codice, blockchain, protocolli - vi stiamo guardando. E vi chiamiamo per nome.
Bitcoin non ha bisogno di difese. Ma l'informazione seria sì.
E io, nel mio piccolo, continuerò a difenderla.
P.S. Bitcoin oggi viaggia sotto i 70k. Tra 6 mesi, 12 mesi, 24 mesi, tornerò a rileggere gli articoli di Gualtieri e Ciarrocca, così come già fatto nel passato con i vari Tito Boeri, Riccardo Luna eccetera eccetera. E riderò. Come ho riso di tutti quelli che dal 2011 ad oggi hanno scritto “Bitcoin è morto”. Spoiler: è morto 474 volte secondo bitcoinobituaries.com. Ed è ancora qui.
Come direbbe qualcuno “spiaze”, qualche appassionato di calcio capirà…
Dal vostro affezionatissimo,
Alessio Ippolito





Grazie direttore per aver condiviso in modo trasparente come un giornalista dovrebbe lavorare e per aver difeso tutti coloro che con passione e professionalità operano in questo segmento, venendo insultati senza alcuna logica di base e senza aver mai fatto male a nessuno 🙏
La cosa più grave, a mio avviso, è che Gualtieri è un professore di economia: parliamo di una figura che possiede, per definizione, gli strumenti necessari a comprendere la struttura di Bitcoin. Eppure, il dialogo sembra impossibile.
Ho provato a intavolare una discussione sul suo profilo FB dopo che, in un commento, premetteva di non essere un giornalista e chiedeva provocatoriamente perché 'il prezzo-valore di BTC dovesse essere superiore allo zero'. Ho scelto di ignorare gli insulti gratuiti lanciati dalle colonne del suo giornale e rispondere con una disamina seria e pacata. Al momento, nessuna risposta...e forse è meglio così: mi sono già pentito di essermi abbassato a tanto.
Però, rileggendo le sue dichiarazioni, mi sorge un dubbio: forse considera Bitcoin esclusivamente come moneta, ignorandone la natura di asset finanziario.
Questo potrebbe spiegare la sua osservazione secondo cui Bitcoin 'sale quando c'è esaltazione e crolla quando c'è paura'. Dinamica che le valute fiat tendono a non seguire...
Altrimenti verrebbe da chiedergli: "perché, non è forse ciò che accade a qualsiasi asset sul mercato, dai metalli preziosi alle tech stock?" Se l'emotività fosse un criterio di svalutazione intrinseca, dovremmo azzerare i listini di mezzo mondo.
A questo punto, resta il sospetto che questo 'odio' viscerale sia strumentale, una sorta di clickbait intellettuale. Il mio cervello si rifiuta di accettare che un accademico possa confondere la volatilità di breve periodo con l'assenza di valore strutturale.
Delle due l'una: o manca la comprensione dei fondamentali, o si preferisce il rumore mediatico alla precisione scientifica.
In entrambi i casi, per un professore, è una resa intellettuale sconfortante.