Intesa Sanpaolo, 235 milioni in crypto: la nostra esclusiva ha fatto il giro del mondo (e vi spiego perché conta più dei numeri)
Da Wu Blockchain a BlockchainReporter, lo scoop di Criptovaluta.it sui dati della più grande banca italiana è rimbalzato ovunque. Ma il vero punto non sono i milioni: è quello che racconta...
Gentili lettori,
oggi la mia newsletter del lunedì si occupa di una notizia che, nelle ultime 72 ore, ha tenuto banco nei feed crypto di mezzo mondo. L’ha coperta per voi, in esclusiva nazioanale Criptovaluta.it®, la testata che dirigo, e l’ho vista rimbalzare ovunque — a partire da Wu Blockchain (il più seguito aggregatore crypto news in lingua inglese, di matrice cinese) a BlockchainReporter, da Coinfomania a MEXC News.
Il titolo, secco: Intesa Sanpaolo ha portato la sua esposizione crypto da circa 100 a circa 235 milioni di dollari nel primo trimestre del 2026. Una crescita oltre il 130% in tre mesi, accompagnata da una riallocazione tattica significativa.
Ma — e qui sta il cuore di questa newsletter — i numeri sono la parte meno interessante della notizia. Quello che conta davvero, ed è il motivo per cui ho voluto dedicarci uno spazio così ampio, è cosa significa che proprio Intesa Sanpaolo abbia fatto quello che ha fatto. Considerando la storia, il modus operandi del passato, il Paese in cui viviamo.
I numeri, in sintesi (e poi non ne parliamo più)
Criptovaluta.it si è messa con la calcolatrice in mano, e ha fatto i conti, prima di chiunque altro, difatti prima che pubblicassimo noi questa notizia, nessumo al mondo aveva ancora pubblicato nulla di tutto ciò.
Dal form 13F spulciato per voi in anteprima e depositato presso la SEC, emerge il quadro per il colosso bancario guidato da Carlo Messina:
Esposizione totale crypto Q1 2026: ~235 milioni di dollari (vs ~100 mln Q4 2025)
Bitcoin: aumento sostanziale via ETF spot (ARK 21Shares e iShares)
Ethereum: prima esposizione in assoluto, via iShares Staked Ethereum Trust
XRP: nuova posizione via Grayscale XRP Trust, 712.319 azioni per circa 18 mln $
Solana: riduzione significativa via Bitwise Solana Staking ETF
A capo della divisione c’è Niccolò Bardoscia, Head of Digital Assets Trading & Investments. Una struttura dedicata, costruita pezzo per pezzo negli ultimi diciotto mesi.
Fin qui i numeri. Ora il punto vero.
Perché questa notizia conta MOLTO più dei suoi numeri
Provo a spiegarmi con una domanda secca: vi ricordate cosa succedeva, fino a pochissimo tempo fa, a chi muoveva bonifici da o verso un exchange crypto usando il proprio conto Intesa Sanpaolo?
Ve lo dico io, e parlo da giornalista che ha raccolto numerose segnalazioni di lettori nel corso deglo ultimi anni: blocchi dei conti, richieste di chiarimento, richieste di documentazione aggiuntiva, in alcuni casi raccomandazioni informali a “valutare se la nostra banca fa al caso suo”. Non era solo Intesa — era il modus operandi standard di gran parte del sistema bancario italiano nei confronti delle criptovalute e, in misura più ridotta, lo è ancora oggi.
Le crypto erano il nemico. Erano “quella cosa rischiosa” di cui sconsigliare l’esposizione ai clienti. Erano la categoria di pagamento che fa scattare l’antiriciclaggio anche per cifre risibili.
Bene. Adesso la stessa banca che bloccava i bonifici di privati che acquistavano 500 euro di Bitcoin detiene oltre 235 milioni di dollari in ETF crypto.
Capite il paradosso mentale?
Non è ipocrisia. È maturazione di sistema. Ed è esattamente per questo motivo che, da analista, considero questa notizia uno dei più potenti signal istituzionali del 2026 sul versante europeo. Più di tante chiacchiere su MiCA, più di tanti convegni sulla blockchain nei salotti milanesi.
Quando una banca smette di temere un asset e inizia a detenerlo nel proprio bilancio per oltre duecento milioni, il gioco è cambiato. Definitivamente.
Una storia che dura da più di un anno (e che abbiamo scritto noi)
Permettetemi un flashback, perché serve a contestualizzare.
13 gennaio 2025. Sul nostro giornale Criptovaluta.it usciva una notizia che fece il giro del mondo: Intesa Sanpaolo acquista 11 Bitcoin per un controvalore di circa 1 milione di euro. Era la prima banca italiana a farlo, ufficialmente confermato dall’ufficio stampa del gruppo direttamente alla nostra redazione. Quella prima esclusiva venne ripresa da The Block, Decrypt, BeInCrypto all’estero. Ripresa poi in Italia da Teleborsa (che ringraziamo per la citazione, ndr), Il Sole 24 Ore, Milano Finanza.
Poi il Q4 2025: esposizione a circa 100 milioni di dollari via ETF spot Bitcoin e una prima posizione sul Bitwise Solana Staking ETF. E ora il Q1 2026: da 100 a 235 milioni in 90 giorni. Più di un raddoppio. Con un’allocazione più strutturata, meditata, meno sperimentale.
Tre tappe, una traiettoria. Da test esplorativo a posizione più solida all'interno del portafoglio.
Sassolini italiani e le noie editoriali di chi ancora la pensa come trent’anni fa…
Purtroppo in Italia essere capre è quasi una religione (vedasi cos'è il capresimo), e a farne le spese sono sempre le persone che remano dalla parte giusta.
Con profondo stupore scopro che oggi - 17 maggio 2026 - gran parte degli editori italiani ancora crede che citare il “competitor” (ma competitor esattamente in cosa poi, visto e considerato che tutti abbiamo business model differenti… ma quella è un'altra storia, ndr) sia un atto denigratorio verso il proprio ego, e che pergiunta danneggi il proprio sito. Devi essere realmente una capra per credere questo eh?
Bene, oggi avete un’occasione d’oro e in una frase ti faccio risparmiare 3.000 euro di corso avanzato sulla SEO e la lettura di centinaia di pagine tratte dalla documentazione ufficiale Google (mica di Alessio Ippolito eh), dunque ripetiamo insieme:
Citare un competitor - specialmodo considerata la sua presenza mediatica forte, la sua autorevolezza digitale comprovata, specialmente se linkato dai più prestigiosi media verticali internazionali - apporta del valore aggiunto al proprio contenuto e no, non danneggia il sito, è anche uno strumento di “proof of true” che piace un sacco a Google. Ma tu, capra retrogada, scommetto che non lo sai ancora.
Ma cosa vogliamo aspettarci da una micronazione dove comanda ancora il becero clientelismo, dove va avanti il favoritismo fatto all’amico da parte dell’amichetto perchè sì… lui sì è che uno che ci può ritornare utile, non tanto perchè è bravo, ma perchè ci può aiutare in X, Y oppure Z.
E il teatrino che va avanti ancor prima della Prima Repubblica scorre ancora sovente nel sangue degli italiani, come un cancro per il quale mai troviamo una cura.

Ed in un perfetto quadro di merd* del Quinto Potere, va in scena il variopinto tragicomico spettacolo dei soliti noti che tra una scopiazzata e l’altra, fanno di tutto per evitare la citazione, ma sempre gli stessi non possono far meno che stare h24 online sul nostro feed. Miserabili, questa è per voi… è una citazione di Gandhi, non del sottoscritto, ci mancherebbe.
E questa mentalità retrograda trova rigetto anche su centinaia di pagine di documenti di Google in relazione al tema della citazione, ma sta gente non sarà sicuramente rimasta alle regole SEO 2001, ammesso sempre che abbiano mai aperto un libro sul tema… io ne dubito.
Primo sassolino. Wu Blockchain, account da 3,2 milioni di follower su X — uno degli aggregatori crypto più seguiti al mondo, in lingua inglese ma di matrice giornalistica cinese — ha citato esplicitamente Criptovaluta.it come fonte originale del dato, riconoscendo l’istituzionalità mediatica della nostra testata (e ci mancherebbe solo, ndr). Altrettanto hanno fatto BlockchainReporter e MEXC News, scrivendo “according to the original report data sourced from Criptovaluta” con annesso link.
Vi prego di rifletterci un istante. Una testata cinese e un media network globale, prima di rilanciare un dato finanziario sulla più grande banca italiana, hanno dato credito a una redazione italiana di giornalismo specializzato. Hanno fatto quello che, spesso, i grandi quotidiani generalisti italiani si scordano di fare quando rilanciano notizie pescate dalla nostra newsroom: citare la fonte.
Secondo sassolino, quello che mi sta più a cuore. Il giornalismo finanziario italiano specializzato esiste, lavora, fa scoop internazionali, ma viene spesso visto come “il fratellino minore” del sistema editoriale. La realtà è che con Criptovaluta.it® — prima testata giornalistica italiana ufficialmente registrata al Tribunale di Milano sul tema crypto, iscritta al ROC AGCOM — riusciamo spesso a dare notizie sensibilmente prima rispetto anche a chi - lo ammetto - è nettamente più grande di noi.
Non solo merito mio, sia chiaro. È merito di una redazione che da anni macina ricerche, contatti, conferme ufficiali. Ma è anche, lasciatemelo dire, una piccola soddisfazione professionale.
Cosa significa per il mio portafoglio eToro (perché tutto torna
Torniamo ai fatti che più contano, quelli di casa nostra. E qui rientriamo nel perimetro che a voi interessa: il mio portafoglio pubblico, copiabile, trasparente.
Come sapete il mio metodo 50/40/10 prevede una quota strutturale del 10% in crypto, declinata principalmente via $BTC. Oggi quella posizione pesa l’11,28% del portafoglio e ha un P/L corrente del +18,55%, contribuendo in misura significativa al risultato YTD 2026 del +12,98%.
Notizie come quella di Intesa Sanpaolo non sono catalyst di prezzo nel breve periodo — il mercato ha infatti reagito tiepidamente, perché era un dato attesissimo —, ma sono catalyst strutturali sul medio-lungo termine.
Tradotto: quando una banca commerciale europea di primo livello porta la propria esposizione direzionale su BTC ed entra per la prima volta su ETH e XRP, sta segnalando alla concorrenza un messaggio molto preciso: “non possiamo più permetterci di restare fuori”.
Nei prossimi trimestri mi aspetto disclosure analoghe da altri grandi gruppi europei. UniCredit, Deutsche Bank, BNP Paribas, BBVA hanno tutti dipartimenti di digital assets in fase più o meno avanzata. Il filing di Intesa apre una porta. E le porte aperte, in finanza, si attraversano in molti.
Per me, operativamente, questo si traduce in una sola cosa: la quota crypto del 10% del mio portafoglio resta esattamente dove deve restare. Non aggiuntivi tattici nell’immediato (Bitcoin viaggia intorno agli 81.500$, in zona consolidamento), ma assoluta convinzione strutturale sul ruolo dell’asset class.
Il punto editoriale che voglio lasciarvi
Ci sono notizie che che pesano per i numeri che riportano. Ci sono poi news che pesano come macigni più per quello che rappresentano.
Quella di Intesa Sanpaolo, oggi, appartiene decisamente alla seconda categoria. I 235 milioni di dollari in ETF crypto non sposteranno il prezzo di Bitcoin. Ma sposteranno la percezione del rischio reputazionale che ogni altra banca italiana — e probabilmente europea — fa pesare nei propri comitati di investimento quando si discute di asset digitali.
Da nemico a posizione di bilancio. È esattamente la traiettoria che, in piccolo, racconto da anni anche con il mio metodo: un’asset class che fa il suo ingresso nei bilanci delle banche commerciali è un’asset class che hai il dovere — come investitore consapevole — di considerare almeno marginalmente nel tuo portafoglio.
Il come lo declinate è affar vostro. Per me la risposta è da anni la stessa: 10%, via BTC, senza eroismi. Ma il “vendere a prescindere perché è satana” è un argomento che, dati alla mano, oggi non regge più nemmeno a Carlo Messina.
E, scusatemi se insisto, non lo regge nemmeno a Wu Blockchain che ci cita come fonte. 😉
Calma, strategia e operatività. Come sempre!
Un saluto dal vostro affezionatissimo e arrivederci al prossimo numero!
Alessio Ippolito
📚 Letture consigliate per approfondire:
L’esclusiva originale Criptovaluta.it®: “Intesa Sanpaolo ha più di 200 milioni in Bitcoin, Ripple, Ethereum e Solana: tutti i numeri”
La cronaca della prima esclusiva 11 BTC del gennaio 2025: “Intesa San Paolo acquista 11 Bitcoin per circa 1 milione di euro”
Il mio sito personale & professionale: Alessioippolito.com — Imprenditore digitale, giornalista finanziario e autore
Il mio metodo 50/40/10 spiegato in dettaglio: Metodo 50/40/10 di Alessio Ippolito
Il mio profilo Popular Investor Pro su eToro: @tradingonlinecom
Il pezzo della scorsa settimana: “Warren Buffett ci dice quando comprare: intanto ho fatto 2 mosse che piacciono a Cathie Wood”




Aggiungo che come cliente di Intesa Sanpaolo mi è preclusa la possibilità di acquistare quegli stessi ETF citati. Vergogna!!!
🙈🙉🙊. È solo l'inizio. Serviranno le mascherine per la polvere che si alzerà